Comunità Montana Monti Picentini

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sabato 22 luglio 2017 - ore 6.06
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artigianato locale   freccia

   

La lavorazione dei cesti in vimini e canna, una passione che non ha tempo.

L’artigianato contadino ha saputo evolversi  e dar luogo ad attività che nel tempo hanno assunto autonomia produttiva, passando dall’autoproduzione di utensili alla specializzazione di cestai, falegnami, fabbri, scalpellini e ceramisti che hanno tramandato ed evoluto fino alla produzione artistica la capacità di manipolazione della materia naturalmente presente sul territorio.

                

Poche attività hanno mantenuto intatte nel tempo tutte le caratteristiche della lavorazione come quella dei canestri. Ma come nasce un canestro o un cesto in vimini? La materia prima è sempre la stessa: le stecche di canna per il fondo del canestro e i vimini o le bacchette di olivo per le finiture. In passato era impegnata l’intera famiglia, dai bambini che liberavano le canne dalle parti inutilizzabili, alle donne che pensavano a raccogliere le canne, i vimini, bacchette di olivo e farli stagionare. Un canestro particolare è la fruscelle di giunco per ricotte e formaggi. 

 I cesti di vimini servivano per la raccolta, trasporto e conservazione di numerosi prodotti agricoli, quali le olive, l’uva e per lo stoccaggio dei cereali e dei legumi. Per ogni occasione c’era un cesto specifico: portare il cibo ai braccianti nei campi, i prodotti a vendere al mercato, il consòlo per il lutto, le pietanze alla puerpera.

       

Famosa nei picentini era la “chiera” che serviva per essiccare i fichi, i pomodori, le melanzane, etc… .

La prima fase per realizzare un cesto è la “spruatura” dei vimini; ovvero la pulitura di ogni singolo vimine per la lavorazione. Vengono scelti per primi i “piroli”, che rappresentano l’ossatura orizzontale della base del cesto. Il loro numero varia a seconda della grandezza del cesto, in genere 8-10 unità. Incastonati tra loro, a forma di craci, vengono abilmente e pazientemente modellati intessendovi i vimini attorno, fino ad assumere una forma di raggio chiamato fondo.

La fase successiva, consiste nel conficcare attorno al fondo un numero di vimini di spessore maggiore rispetto a quelli usati per la tessitura del fondo, numericamente pari al quadruplo del numero dei piroli, 40.  Piegati all’insù e legati assieme, otteniamo un imbuto, ossatura verticale, su cui andremo ad intessere le “calelle”, canne opportunamente selezionate, stagionate, sbucciate e spaccate finemente. La fase finale, consistente nella modellatura del bordo o lappo e relativi manici, è molto importante e delicata: infatti, un bordo ben elaborato, armonizza l’aspetto estetico, ed offre maggior resistenza all’oggetto. Per quanto concerne i tempi della lavorazione possiamo dire che il tempo per realizzare un cesto della capacità di 5 Kg di uva o di olive occorrono circa due ore. Nei mercati settimanali che si tengono nei comuni  picentini, ancora oggi, si possono acquistare cesti, canestri e fruscelle.


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